lunedì 16 marzo 2026

Fuga dal dentista


Si chiamava Chiara, aveva vent’anni e una paura del dentista così grande che persino la parola “trapano” le faceva venire i brividi. Non era sempre stata così: da bambina era andata dal dentista qualche volta senza problemi. Ma un giorno, quando aveva circa otto anni, aveva visto la siringa dell’anestesia luccicare sotto la luce della lampada… e da quel momento la sua fantasia aveva iniziato a lavorare contro di lei.

Per anni aveva rimandato ogni visita.
“Non mi fa male niente, quindi non serve,” diceva sempre.

Finché un giorno un molare decise di ribellarsi.

Il dolore arrivò di notte, pulsante, insistente. Dopo due giorni passati con il ghiaccio sulla guancia e tisane improbabili, Chiara non ebbe più scelta: prese appuntamento.

La sala d’attesa dello studio dentistico profumava di disinfettante e camomilla. Le riviste erano perfettamente allineate, e un acquario con due pesci rossi cercava di creare un’atmosfera rilassante.

Non funzionò.

Quando l’assistente chiamò il suo nome, Chiara sentì il cuore accelerare.

Entrò nello studio e vide la poltrona reclinabile, la lampada gigante e il vassoio metallico con gli strumenti. Il dentista era gentile, sorridente.

“Tranquilla, controlliamo solo,” disse.

Chiara si sedette. La poltrona scese lentamente all’indietro.

Il dentista iniziò a guardare il molare.

“Qui probabilmente dobbiamo fare una piccola anestesia,” disse con tono calmo.

E fu in quel momento che Chiara vide la siringa.

Era lunga, sottile, e sembrava brillare sotto la luce.

Il tempo si fermò.

Il cervello di Chiara iniziò a urlare PERICOLO.

“Solo un attimo,” disse il dentista avvicinandosi.

Ma Chiara non ascoltava più.

In un movimento fulmineo si sollevò dalla poltrona come una molla, quasi inciampò nello sgabello, aprì la porta dello studio e uscì di corsa nel corridoio.

L’assistente rimase immobile con gli occhi spalancati.

Il dentista, con la siringa ancora in mano, sospirò.

“Di nuovo…” mormorò.

Intanto Chiara era già nella sala d’attesa, con la borsa in mano e il cuore che batteva all’impazzata.

Si fermò davanti all’acquario.

I due pesci rossi nuotavano tranquilli, come se nulla fosse.

Chiara sospirò.

Il dente le faceva ancora male.

Molto male.

Dopo qualche secondo guardò la porta dello studio dentistico.
Poi il pavimento.
Poi di nuovo la porta.

“Ok,” borbottò tra sé. “Riproviamo… ma senza farmi vedere quella siringa.”

Fece un respiro profondo.

E tornò dentro.

Questa volta camminando molto lentamente.
Come qualcuno che sa di andare incontro alla propria più grande paura… ma anche al sollievo dal mal di denti.

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